Cenni storici
Il Palazzo del Commendatore, ampliamento cinquecentesco del complesso ospedaliero di Santo Spirito in Saxia realizzato durante il pontificato di Pio V (1566-1572), è dovuto a Monsignor Bernardino Cirillo (Commendatore dal 1556 al 1575, anno della sua morte) che, per le sue geniali iniziative in campo edilizio, oltre che sanitario, organizzativo e gestionale, può essere considerato sicuramente il più celebre tra i tanti Commendatori che hanno profuso il proprio impegno nella reggenza dell'Istituto.
II Palazzo del
Commendatore fu costruito unitamente all'edificio detto delle zitelle,
destinato ad ospitare le orfane, a quello contiguo ai bastioni, in cui erano
posti il forno e la dispensa, e a quello in cui alloggiavano le balie che
avevano il compito di custodire i neonati abbandonati.
Il Palazzo si snoda intorno ad un elegante cortile quadrangolare delimitato da un duplice loggiato, con archi sorretti da colonne i cui capitelli sono rispettivamente: per il loggiato inferiore d’ordine dorico e per quello superiore di ordine ionico. Il soffitto è a volta di vela nel porticato inferiore e in quello superiore ligneo, mentre l'area del cortile è ad impluvio, alla maniera di quelli realizzati nelle case romane.
Nell'arco centrale del loggiato inferiore si può ammirare una splendida fontana fatta costruire da Papa Paolo V ad ornamento del Palazzo Vaticano e trasferita, poi, al Palazzo del Commendatore da Papa Alessandro VII.
In corrispondenza della fontana, a livello del loggiato superiore vi è un grande orologio posto al centro dello stemma, sormontato da un galero, della famiglia del Precettore Ludovico Gazzoli. Ai lati del quadrante, incorniciato dalla figura di un serpente che lambisce la propria coda, simbolo dell'eternità: la croce a due assi orizzontali, emblema del Santo Spirito, e l'arma dei Gazzoli; un ramarro di bronzo è l'indice delle ore.
A sinistra dell'ingresso principale del cortile si accede, mediante una porta sormontata dallo stemma del Precettore Francesco degli Albizzi, all'Antica Spezieria dell'Ospedale, un tempo famosa per gli studi ivi condotti sulla corteccia di china quale rimedio nella cura della malaria. Restaurata di recente, attualmente accoglie i magnifici vasi giunti fino a noi, unitamente ad una ricchissima collezione di pregiatissimi quadri.
A destra dell'ingresso principale: l'Accademia Lancisiana e il sontuoso scalone che consente l'accesso al primo piano del Palazzo e al loggiato superiore, fregiandosi di un calco in gesso di un prezioso bassorilievo di Antonio Canova raffigurante una lezione di anatomia.
Le pareti del loggiato superiore sono completamente decorate da affreschi commissionati dal Precettore Teseo Aldrovandi al pittore di scuola salernitana Ercole Perillo, e raffiguranti vedute di paesaggi, panoplie e grottesche.
Direttamente dal loggiato si accede, attraverso un duplice ingresso all'appartamento del Commendatore, costituito da varie sale adorne di magnifici arazzi, sculture, tra cui una Madonna con Bambino di Andrea del Verrocchio, e mobili d'epoca. La più prestigiosa fra esse è sicuramente il salone delle feste, detto Salone del Commendatore. Quest'ultimo, di aspetto sontuoso, fu completamente affrescato dai fratelli Jacopo e Francesco Zucchi, che raccontarono, nei dipinti che adornano l'intera sala, la storia dell'Ospedale: dal sogno di Papa Innocenzo III, alla visita ai cantieri dell'Ospedale di Papa Sisto IV, oltre che un quadro riassuntivo della complessa opera di carità svolta dall'Istituto. Le singole scene ivi rappresentate presentano l'aspetto di arazzi incorniciati da panneggi sui quali, alternativamente, sono raffigurati lo stemma del Santo Spirito con la tipica croce detta di Lorena e quello della famiglia Aldrovandi. Agli angoli della sala: effigi di festoni e frutta.
Dal Salone del Commendatore, oltre che direttamente dal loggiato superiore, si accede alla Biblioteca Lancisiana, fondata nel 1711 da Giovanni Maria Lancisi, medico di Papa Innocenzo XI e insigne studioso, che fece della biblioteca l'anima del suo disegno di promozione della cultura scientifica. Inaugurata nel 1714 alla presenza del Pontefice Clemente XI, si compone di due ampie sale: la prima costituita da un atrio e da un vestibolo; la seconda, nucleo originario della libreria, dotata di sedici scansie lignee (fatte eseguire dallo stesso Lancisi). Fra le raccolte di libri ivi conservati, ricordiamo la collezione del Lancisi, testi donati dal Re di Francia Luigi XIV, dal Granduca di Toscana CosimoIII, oltre che dal Principe Furstenberg.
La biblioteca conserva, inoltre, 373 preziosi manoscritti di epoche diverse che vanno dal XIV al XX secolo, tra cui due codici pergamenacei degli scritti di Avicenna, in latino, e il più conosciuto Liber Fraternitatis Sancti Spiritu, preziosa raccolta di rari autografi tanto dei potenti della terra, quanto di umili devoti, ognuno dei quali ha voluto lasciare traccia del proprio passaggio e della propria adesione all'opera dell'Istituto di Santo Spirito. Dietro una delle pareti della libreria una finestrella che, aprendosi all'altezza degli affreschi della Corsia Sistina consentiva, ai vari Commendatori che si sono succeduti nella gestione dell'Istituto, il controllo dell'operato del personale addetto all'assistenza degli ammalati.
Al centro della sala principale della biblioteca due magnifici globi del 1600.
